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Cannabis light: dalla cassazione è reato ma una scappatoia ci sarebbe

Cannabis light: dalla cassazione è reato ma una scappatoia ci sarebbe

Il 30 maggio 2019 la Cassazione ha deciso il destino della cannabis light. A rischio un intero settore, più di 3 mila negozi e 10 mila lavoratori. La commercializzazione della cannabis light, delle infiorescenze, della resina e degli oli è considerato un reato in quanto non rientrano nell'ambito di applicazione della legge 242/2016.


L'udienza si è svolta e conclusa a porte chiuse. Il procuratore generale della cassazione Maria Giuseppina Fodaroni ha chiesto, durante l’udienza, di inviare gli atti alla Corte Costituzionale ma la Cassazione ha portato avanti il tema e ha deliberato.
Dalla sentenza si può leggere questo, ovvero che sono da considerarsi reato:

“le condotte di cessione, di vendita, e, in genere, la commercializzazione al pubblico, a qualsiasi titolo, dei prodotti derivati dalla coltivazione della cannabis sativa L, salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante”.

La legge 242/2016 infatti consente la coltivazione di canapa industriale, con il limite di THC pari allo 0,2%.
In merito a questa questione l’avvocato Carlo Alberto Zaina si esprime con testuali parole:


“E’ la solita scappatoia all'italiana: se la canapa non ha un principio attivo drogante, la questione non esiste. Ora bisognerà stabilire cosa si intende per principio drogante. Come al solito la montagna ha partorito il topolino, in un’ottica che lascia comunque incertezza. Perché se un commerciante riesce a dimostrare che la sostanza che vende non ha effetto drogante, non c’è niente di illecito”.

                                                      CANNABIS LIGHT: DALLA CASSAZIONE È REATO MA UNA SCAPPATOIA CI SAREBBE

L'Italia è una Repubblica dal 2 Giugno del 1946. Non possiamo nel 2019 trasformarci in un Paese governato dalla dittatura fascista di un uomo che, sotto mentite spoglie, sta imbambolando la gente. Prendiamo coscienza della situazione e facciamo qualcosa. E alla vigilia della festa della Repubblica facciamo sentire la voce dell'Italia!

E mentre la droga viene venduta illegalmente dalla mafia, le conseguenze di queste azioni si abbattono inesorabilmente sugli imprenditori e sui negozianti che hanno investito soldi e che pagano tasse. Noi tutti imprenditori, noi tutti i commerciali e noi tutti a favore della legalizzazione della cannabis abbiamo il dovere di scendere in piazza, abbiamo il dovere di lottare e far ascoltare la nostra voce. Non possiamo continuare a subire in silenzio le azioni di gente che favoreggia la mafia, che favoreggia il più forte a discapito del più debole, che favoreggia la guerra nelle nazioni più povere per questioni economiche e di potere e poi blocca l'ingresso di quelle persone che solo si solo si stanno aggrappando ad un barlume di speranza, che vuole la popolazione ignorante per poterla manipolare a proprio piacimento.

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